Dare la vita

Non avevo “paura” del parto, mi appellavo al fatto che tutti ci passano (madri, figli e figlie) quindi la cosa doveva essere “fattibile”, e se c’è chi di figli arriva ad averne più di uno...doveva essere vero che “l’è un mal desmentegon” (lingua veneta docet).

La mia paura era legata al dopo, a quella vita che mi sarebbe stata affidata.

Sarei stata all’altezza?

Esserci

Forse è questa la parte più complessa di questo “lavoro”, che non è una professione, ma sicuramente è uno stile di vita. Esserci, il genitore dovrebbe esserci, e la mamma sarebbe meglio se ci fosse “sempre”.

le mamme in ritardo

...ancor prima di diventare mamme, perché già da quel momento si è in “ritardo” – a detta di altri – nell’intraprendere quel viaggio. Poi magari si è in ritardo sulla data di nascita e poi si è sempre un quadro d’ora in ritardo per i primi sei mesi, perché anche quando ti organizzi per partire in anticipo...il tuo piccolo avrà fame o farà cacca proprio nel momento di uscire.

Ci sono cose semplicissime che ti fanno capire che tuo figlio è cresciuto. Sono apparentemente impercettibili, ma per te che conosci ogni centimetro della sua pelle, che sai dare significato a ogni suo più piccolo pianto, che lo conosci dal suo primo respiro e ancora prima dal suo primo battito...sono certezze. Il più piccolo gesto e dici “Sì, è cresciuto”...e per alcune cose non ha più bisogno di me. Come individuare la sua borraccetta dell’acqua, recuperarla e bere da solo.

Potrebbe essere il titolo della settimana che si è appena conclusa...ed è già lunedì. 

Allatti? Sì. L’hai scelto? No, mi è “capitato”. Ne sei felice? Tremendamente. Quando smetterai? Non lo so, ma credo sarà una cosa naturale, com’è stata ogni cosa tra me e il mio bambino.

Ci sono giorni, ma anche mezz’ore, minuti, attimi o momenti in cui pensi che davvero non puoi farcela, che avevi davvero bisogno di quei dieci minuti “per te”, di poter svuotare una lavatrice, mettere sul fuoco una pentola, piegare delle calze, bere veloce un caffè o una tazza di tè.

Dopo un sabato e una domenica mattina trascorsi all’aperto, è tempo di rallentare e ritrovarsi, anche nelle abitudini. Di recuperare delle routine. Perché la vita dell’asilo nido ci chiede anche questo. E ci chiede pure di fermarci ogni tanto, anche a metà del gioco più bello o della corsa più grande, controllare dov’è la mamma e poi decidere se ripartire o correre da lei per un abbraccio.

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Registrazione del Tribunale di Verona n.2049 Del 28 Luglio 2015 - R.o.c. Num 25932