SE QUALCUNO DOVESSE CHIEDERVI COSA RENDE COSÌ SPECIALE QUESTO SPORT, IL RISPETTO NON È LA SOLA RISPOSTA, POTETE SENZA TIMORE AGGIUNGERE: “LA FIDUCIA”

Il Rugby: uno sport strano, dove si deve andare avanti, ma dove si può solo passare indietro. Lo sport con il maggior numero di persone in campo, trenta, ben quindici per squadra, in un pezzo di terra grande quanto un campo da calcio. Uno sport tutto sommato semplice, dove la palla che hai in mano deve essere schiacciata dopo una linea che si chiama meta e, come dice Paolini, “Anche il più mona ci arriva che è lì che devi arrivare”; peccato che ci siano altri quindici giocatori in mezzo, nessuno dei quali è intenzionato a lasciarti passare! Ecco quindi l’altro grande aspetto peculiare del rugby: il contatto fisico.

Qualcuno può pensare che una partita sia una specie di rissa legalizzata, dove c’è solo un sacco di confusione, capannelli di persone che lottano per un ovale; in realtà l’ordine regna sovrano, e ad ogni mossa segue un contromossa dell’altra squadra, una specie di partita di scacchi giocata ad altissima velocità. Il rugby è uno sport di combattimento e, come tutti gli sport di combattimento, richiede un grande rispetto: rispetto per gli avversari, che vanno fermati, certo, ma nei limiti del regolamento, perché a rugby non si gioca contro, si gioca con. Rispetto per i compagni, perché loro mettono la propria incolumità nelle mie mani, e io faccio lo stesso con la mia. Rispetto per l’arbitro, perché siamo uomini e possiamo sbagliare, ma contestare l’arbitro non serve a nulla.

Questo rispetto nel rugby si vede in tanti piccoli gesti, dentro e fuori dal campo: si vede dalle strette di mano prima di entrare in campo, si vede dal massimo impegno profuso in partita, senza risparmiare nemmeno un filo di fiato, per rendere orgogliosi i compagni e onorare gli avversari, dagli abbracci a fine partita, i complimenti all’avversario, lo stare in compagnia dopo la doccia per un pasto caldo da consumare insieme per dimenticare le animosità nate in campo. Siamo uomini per l’appunto, non santi, e qualche volta in campo scappano colpi proibiti e si accendono dispute tra due contendenti: fa parte del gioco, l’agonismo, la voglia di vincere, di dimostrare all’altro chi è il più forte. Ma quando l’arbitro fischia la fine dell’incontro tutto questo finisce, e gli avversari tornano ad essere amici, perché la partita, e tutto quello che vi avviene durante, finisce lì, e non c’è motivo di portare rancore verso qualcuno.

Ma se qualcuno dovesse chiedervi cosa rende così speciale questo sport il rispetto non è la sola risposta; sono tanti gli sport che insegnano il rispetto, dovrebbero essere tutti. Se vi chiedono cosa rende così speciale questo sport, gonfiate il petto, guardate il vostro interlocutore dritto negli occhi e senza timore esclamate: la fiducia.

A rugby non si gioca insieme, si combatte insieme. Si passano ore su campi fangosi, a volte ghiacciati, a volte sotto un sole cocente. Insieme ai vostri compagni voi versate sudore, lacrime e sì, a volte anche qualche goccia di sangue; insieme ai vostri compagni passate momenti indimenticabili, e ogni vittoria e ogni sconfitta sono emozioni che non dividete con loro, ma che moltiplicate per ognuno di loro. Quando scendete in campo la domenica voi mettete la vostra incolumità nelle mani dei vostri compagni, e loro fanno lo stesso con voi. Questo crea dei rapporti di fiducia incredibilmente forti e la squadra diventa una famiglia, dove ognuno dei componenti ha la stessa importanza, dove ciascuno farebbe qualsiasi cosa per aiutare gli altri.

Il rugby è uno sport per tutti? Sì e no. Nel rugby esiste un selezione a inviti, i Barbarians, dove vengono invitati non i giocatori più forti, ma quelli che si distinguono per il proprio comportamento in campo e fuori. Una selezione antichissima, nata nel 1884. Uno dei primi giocatori di questa selezione fu il reverendo Walter Carey, vescovo di Bloemfontein, che coniò anche il loro motto “Il rugby è un gioco per gentiluomini di tutte le classi sociali ma non lo è per un cattivo sportivo, a qualsiasi classe sociale esso appartenga”.

Perché il rugby è uno sport per tutti, tranne che per chi non ha rispetto.

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Registrazione del Tribunale di Verona n.2049 Del 28 Luglio 2015 - R.o.c. Num 25932